Design per l’Innovazione Sociale: progettare nuove comunità

Keywords: Co-design | Design for Social Innovation | Design Thinking | Human-Centered Design | Social Innovation.

Scarica qui il paper originale:  Salvetti, A., & Lin, J. (2014). Il Design per l’Innovazione Sociale: progettare nuove comunità. Quaderni Journal, 03, 191-194.

 

Abstract [English]

Design for Social Innovation: designing new Communities

The critical reflection proposed in this paper is based on the operational experience from the international workshop with the theme of Design For Chinese Rural Area, which is hold in Shanghai of China on March, 2014. The 29th cycle of PhD students with major on Planning, Design and Technology of Architecture from Department PDTA of Sapienza University together with both students and professors from School of Design of East China Normal University participated in this workshop. The objective of this workshop is to solve the problem of territorial development in a rural town called Baiquan, which is located in the suburb area of Wuhan, a metropolitan city in Hubei province. The development of this project should not only consider the infrastructure but also other aspects, such as society, production, and economy. Therefore, a sustainable structure will be achieved in the future. There are three teams involved in this operational experience. They are team of city planning, design and architecture. The theme of design team is design for social innovation. During the period of change, design is no longer simply focusing the functionality and appearance of commercial products, but becoming a tool for social innovation to improve the quality of people’s life. The idea of design for social innovation indicates the process of developing products and service to identify a new society and economy in a systematic level. Although the definition of the social innovation is acknowledged explicitly, it is widely defined as the idea of new product, services and models that create a new social relationship through successfully predicting the needs of people. Based on these thoughts, the fundamental question for us is why and how design could make any contribution to achieve social innovation? To deal with this question, Human-Centered Design and Co-Design are two approaches explained by this paper can make a great contribution. These approaches are considered to be easily realized in reality since they put people’s needs and expectation as first priority. With this perspective, when design works positively on creating new product and services in an economy and environment friendly way, it is capable of bring great value to direct users and the whole society.

Premessa: il caso studio di Baiquan Town

La riflessione critica presentata nasce da un’esperienza operativa affrontata nell’ambito del 29° ciclo del Dottorato in Pianificazione, Design e Tecnologie dell’Architettura del Dipartimento PDTA, nel corso del workshop internazionale Design For Chinese Rural Area svolto nel Maggio 2014, presso la School of Design della East China Normal University di Shanghai, Cina. L’obiettivo del workshop era dare risposta alla domanda di sviluppo del territorio della citta rurale di Baiquan, situata nell’hinterland della città metropolitana di Wuhan nella provincia dell’Hubei. Al fine di approfondire e rispondere al meglio alle sfide e alle problematiche individuate, il team di Design ha lavorato in maniera integrata con le altre discipline coinvolte nel progetto, Pianificazione e Tecnologie dell’Architettura, apportando il suo contributo nella definizione di un macroscenario e nell’individuazione di alcune strategie d’intervento per la tutela e la valorizzazione delle zone agricole della Cina centrale. Nello specifico, per individuare strategie progettuali indirizzate a generare benefici sociali, economici e sostenibili per l’ambiente, è stata effettuata un’analisi della popolazione, del contesto sociale e produttivo della zona. Tale studio, ha incluso una fase di osservazione diretta sul campo nei territori di Baiquan Town, di Wunan City e di Shanghai, seguita da successivi momenti di documentazione e studio attraverso fonti indirette. L’esperienza operativa descritta brevemente è riconducibile al più ampio tema che viene riconosciuto come Design for Social Innovation. In questa declinazione, il design non risulta più essere legato unicamente alla progettazione estetica e funzionale dei prodotti per il consumo, ma è inteso come strumento per generare innovazione sociale e migliorare la qualità della vita delle persone. Manzini (2014) lo definisce come “[…] a constellation of design initiatives geared to making social innovation more probable, effective, long-lasting and apt to spread” (p.6). Il design per l’innovazione sociale, pertanto, opera al livello sistemico, sviluppando prodotti e servizi per determinare nuovi processi sociali ed economici.

 

Design for Social Innovation: una literature review 

Le sfide che le società contemporanee si trovano ad affrontare hanno portato il design ad interessarsi di nuovi ambiti, oltre quelli classici della progettazione estetica, formale e funzionale.  Crescente rilevanza, infatti, assumono tutte quelle attività progettuali che hanno un impatto sul cambiamento sociale. Papanek (1972) affronta per la prima volta  il tema della responsabilità etica del designer, affermando: “As socially and morally involved designers, we must address ourselves to the needs of a world with its back to the wall while the hands on the clock point perpetually to one minute before twelve” (p.41 ). Il designer deve possedere, secondo l’autore, una vocazione morale che gli permetta di avvicinarsi alla creazione di prodotti e ambienti nel rispetto della società, sottolineando: “The designer must be conscious of his social and moral responsiblity. For design is the most powerful tool yet given man with which to shape his products, his environments, and, by extension, himself; with it, he must analyse the past as well as the foreseeable future consequences of his acts” (p.107). Pertanto, egli ritiene il designer eticamente responsabile in quanto creatore di quasi tutti gli oggetti e gli utensili usati dall’uomo, anche nei confronti dell’ambiente naturale. Come prevedibile, le considerazioni che l’autore espresse all’epoca della prima pubblicazione del libro furono scarsamente accettate. Al contrario, oggi la sua visione del design è sempre più condivisa tra coloro che se ne occupano. Inoltre, i progetti, le associazioni, le persone che si interessano all’innovazione sociale sono in continuo aumento in ogni settore. Sebbene la definizione di Social Innovation lasci spazio a varie interpretazioni, Murray, Caulier-Grice & Mulgan, (2010) la definiscono come nuove idee di prodotti, servizi e modelli che simultaneamente incontrano i bisogni collettivi e creano nuove relazioni sociali. Pertanto, si tratta di innovazioni positive per la società che allo stesso tempo incrementano le sue capacità di azione (p.3). Secondo Mulgan (2006): “Social innovation refers to innovative activities and services that are motivated by the goal of meeting a social need and that are predominantly diffused through organizations whose primary purposes are social.” (p.146). Dunque, possiamo definire la social innovation come un processo di cambiamento che genera nuove idee, emergenti dalla ricombinazione creativa di elementi esistenti, con lo scopo di soddisfare bisogni sociali in modo nuovo (Manzini, 2014). Infatti, molte delle più importanti innovazioni sociali sono frutto della combinazione di idee esistenti, fino ad allora scollegate o applicate in ambiti differenti. Molte di queste innovazioni, appunto, superano i settori e le discipline, mettendo assieme punti di vista, competenze e professionalità provenienti da campi diversi (Mulgan, 2006). È molto importante tenere in considerazione, inoltre, che gran parte delle innovazioni sociali sono orientate verso un nuovo tipo di economia, definita come social economy (1), caratterizzata da elementi molto differenti  rispetto alle economie tradizionali basate su produzione e consumo di materie prime. I principali elementi che la caratterizzano sono l’uso intensivo della Rete per gestire processi e relazioni, grazie all’impiego di Internet, tecnologie mobili e altri strumenti di comunicazione, il cambiamento del rapporto tra produzione e consumo, l’attenzione verso i processi collaborativi e continuativi piuttosto che sul consumo una tantum, infine la grande importanza attribuita ai valori (Murray et al., 2010). Questo tipo di economia si basa su sistemi distribuiti e gestisce la complessità non attraverso la standardizzazione, bensì rivedendo il ruolo del consumatore: “As a result, the role of the consumer changes from a passive to an active player: to a producer in their own right.” (Murray et al., 2010, pp.4-5) A partire da tutte queste considerazioni, quindi, perché e in che modo il design  può dare un forte contributo nel generare innovazione sociale?  Per creare innovazione all’interno della società è necessario comprendere e soddisfare i bisogni degli stakeholders coinvolti. Secondo Mulgan (2006)“The starting point for innovation is an idea of a need that isn’t being met, coupled with an idea of how it could be met. Sometimes needs are glaringly obvious, such as like hunger, homelessness, or disease. But sometimes needs are less obvious or not recognized.” . In quest’ottica si inserisce lo Human-Centered Design (2) come processo progettuale che mette al centro le necessità della persona, i suoi bisogni e la sue aspettative, mediante l’utilizzo di tecniche (3) che permettono di indagare e mappare il contesto reale in modo sistematico. Un secondo approccio utile allo sviluppo dell’innovazione sociale è quello del co-design che si riferisce, in senso ampio,  a tutti quei processi creativi e progettuali nei quali designer e persone non preparate al design lavorano insieme nel processo di sviluppo del progetto (Sanders, 2008). La ricerca nel design, secondo Manzini (2008) è un’attività che produce conoscenze utili a chi progetta, cioè a designer e non-designer (comunità, individui, istituzioni e aziende) che possono usare tali conoscenze nei loro processi di design e co-design. Infatti, nel contesto dell’innovazione sociale secondo Manzini (2014) il designer può operare in due modi: progettare ‘con’ le comunità oppure ‘per’ le comunità. Nel primo caso, il designer assume il ruolo di facilitatore nel processo creativo, promuovendo la condivisione e la collaborazione tra i diversi attori sociali e costruendo uno scenario progettuale condiviso. Nel secondo caso, egli ha il compito di sviluppare soluzioni di prodotti e servizi collaborativi, al fine di migliorare l’accessibilità, l’efficienza e la replicabilità di specifici contesti (Manzini, 2014). Pertanto, considerando la natura creativa e allo stesso tempo operativa del design, i suoi approcci metodologici si mostrano utili e adatti a generare innovazione sociale. Ad esempio, per mettere in luce aspetti cruciali del contesto di riferimento ed individuare le reali problematiche che il progetto dovrà affrontare, l’utilizzo dei linguaggi visuali propri del design può contribuire ad individuare opportunità progettuali in modo più sistematico e con maggiore efficacia (Murray et al., 2010). I “Tools for visibility” (p.23) come il mapping, le visualizzazioni creative, lo storyboarding, la fotografia e le interviste video, sono tutti strumenti  che il design usa per indagare, mettere a sistema e visualizzare la complessità (Murray et al., 2010). Successivamente, nel corso del progetto l’idea di partenza dovrà confrontarsi il prima possibile con la realtà, al fine di individuare errori o punti di debolezza . A tal fine, Mulgan (2006) indica come fondamentale per i progetti di innovazione sociale, un’implementazione precoce dell’idea, in modo da ottenere il prima possibile prototipi e piloti da testare in laboratorio e nei reali contesti d’uso con gli utenti effettivi (p.152). Un contributo molto interessante è quello proposto da Tim Brown & Jocelyn Wyatt (2010) che associano all’innovazione sociale l’approccio del Design Thinking. Essi affermano  che negli ultimi anni i designer hanno adottato un approccio sistemico alla progettazione, dunque, la loro attenzione non è più riferita unicamente ai prodotti, ma all’intero sistema in cui essi sono inseriti. Secondo gli autori, quindi, il Design Thinking, lavorando a stretto contatto con i clienti e i consumatori, quindi con le persone, è un approccio molto efficace nel generare soluzioni per i problemi sociali, proprio perché si sviluppa a partire da processi di innovazione bottom-up.  Infatti, secondo Tim Brown (2009): “The job of the designer  […] is ‘converting need into demand’. […] is that we need to return human beings to the center of the story. We need to learn to put people first.” (p39). Anche in questa visione, dunque, il design risulta essere uno strumento efficace per generare innovazione sociale perché assume e mantiene al centro del progetto i bisogni della persona. Il Design Thinking, evolvendo il tradizionale interesse del design verso il rapporto tra persone e oggetti, sposta la sua attenzione al rapporto tra gli individui (Tim Brown, 2009). Partendo da queste considerazioni, tale approccio progettuale può essere descritto come un processo esplorativo iterativo e non lineare che parte dalla comprensione del problema e dell’opportunità progettuale (inspiration), per generare, sviluppare e testare idee (ideation), fino ad arrivare all’implementazione per il mercato (implementation). Le pratiche del Design Thinking inquadrano il progetto con un approccio sistemico secondo criteri di fattibilità tecnica (feasibility), di sostenibilità del modello economico (viability) e di utilità e validità per la persona (desirability). Gli strumenti del design thinker comprendono pratiche operative che affondano le loro basi negli approcci dello human-centered design e del co-design, ad esempio, sperimentando attraverso prototipi, coinvolgendo gli utenti/consumatori nelle fasi di creazione e approcciando al progetto servendosi dell’apporto di altre discipline. Conclusioni:  il design come strumento per  generare innovazione sociale Alla luce delle argomentazioni proposte, gli approcci, le metodologie e le pratiche operative proprie del design risultano essere validi strumenti per lo sviluppo dell’innovazione sociale. In questo senso, il Design for Social Innovation ha l’intento di creare prodotti e servizi, economicamente e ambientalmente sostenibili, capaci di generare valore sia per il diretto utilizzatore che per l’intera società. In questo scenario, l’interdisciplinarità appare un elemento chiave per potenziare i risultati del progetto e raggiungere risposte innovative. Nell’esperienza operativa sul caso studio di Baiquan Town descritta nella Premessa, il lavoro interdisciplinare con i team di Pianificazione Urbana e delle Tecnologie dell’Architettura ci ha permesso, infatti, di sperimentare sul campo quanto nel confrontarsi con l’obiettivo di innovare nel contesto sociale, sia necessario operare a livello multidisciplinare. La domanda di sviluppo del territorio della citta rurale di Baiquan, oltre allo sviluppo urbano e infrastrutturale, contemplava, infatti,  quello sociale, produttivo ed economico, al fine di immaginare un assetto futuro sostenibile. E’ auspicabile che il design rivolga crescente attenzione verso gli ambiti sociali e che, viceversa, tali ambiti si orientino sempre di più verso l’uso delle metodologie creative e operative del design. Nello scenario economico mondiale, in cui la produzione industriale e manifatturiera si spostano sempre più rapidamente verso i paesi extra-europei (4), infine, resta da chiedersi  se l’innovazione sociale e il design che se ne occupa,  possano portare quel valore aggiunto in grado di generare prodotti , processi e servizi competitivi, sia nelle economie avanzate che in quelle in via di sviluppo.

 

Parte del lavoro svolto nel corso del workshop viene descritto nella seguente pagina.

 

Note: 

(1) Per comprendere la definizione di Social Economy si veda anche la definizione proposta dalla Commissione Europea in http://ec.europa.eu/enterprise/policies/sme/promoting-entrepreneurship/social-economy/
(2) La definizione di Human-Centered Design è contenuta nella ISO standard Human-centred design for interactive systems (ISO 9241-210, 2010).
(3) Ci si riferisce a tecniche quali quelle dei Persona, Scenario e Use case.
(4) Per approfondimenti sul tema economico si veda l’analisi del Centro Studi Confindustria, Scenari Industriali, n.5, Giugno 2014 in http://www.confindustria.it/wps/portal/IT/CentroStudi/Centro-Studi/Documenti_new/Studi-e-ricerche/Scenari-industriali/DettaglioScenariInd, confrontandola con l’analisi presentata in Scenari Industrial, n.2, Giugno 2011.

 

Riferimenti bibliografici:

Brow, T. (2009). Change by design. New York: Harper Collins Publishers.

Brown T. & Wyatt, J. (2010). Design Thinking for Social Innovation. In Stanford Social Innovation Review. Retrieved on January 10, 2011 in: http://www.ssireview.org/articles/entry/design_thinking_for_social_innovation

Manzini, E. (2014). Making Things Happen: Social Innovation and Design. Design Issues30(1), 57-66.

Manzini, E. (2009). New design knowledge. Design studies30(1), 4-12.

Mulgan, G. (2006), The Process of Social Innovation. Innovations, 2(1), 145-162.

Mulgan, G., 2006. Social innovation. What it is, why it matters, how it can be accelerated, London: Basingsotke Press.

Mulgan, G.​, Tucker, S., Ali,​ R. Sanders, B.(2007). Social Innovation: What it is, why it matters and how it can be accelerated. Skoll Centre for Social Entrepreneurship.

Murray, R., Caulier-Grice, J. & Mulgan, G. (2010). The open book of social innovation. London, U.K.: The Young Foundation.

Papanek, V. (1985) Design for the Real World; Human Ecology and Social Change, 2nd ed. U.s.: Academy

Sanders, E. B. N., & Stappers, P. J. (2008). Co-creation and the new landscapes of design. Co-design4(1), 5-18.

 

Scarica qui il paper originale:  Salvetti, A., & Lin, J. (2014). Il Design per l’Innovazione Sociale: progettare nuove comunità. Quaderni Journal, 03, 191-194.

 

 

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